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utente anonimo in Una notte si avvicin...
vampyr8 in Part IV

<<Aro …>>, risollevandomi potei perdermi nuovamente in quegli incredibili occhi rossi, lattiginosi. Il tempo non aveva alterato i ricordi, Aro era rimasto esattamente come lo ricordavo: la pelle incredibilmente bianca, quasi trasparente, i capelli neri, così lucenti da sembrare raso, e quell’atteggiamento sempre brioso, entusiastico; metteva allegria.
Mi porse la mano, accordandomi il permesso di potermi risollevare ed accompagnandomi con gesto gentile verso la sedia in legno, magnificamente intagliata.
<<Confesso>>, disse Aro, sedendosi nel suo trono << che la tua visita mi stupisce non poco, mia cara>>.
<<Comprendo lo stupore Aro, è passato tanto tempo dal nostro ultimo incontro, ma ricordo sempre, con il più gradevole dei sentimenti tutti i momenti che mi legano a questo luogo, e a voi, che vi siete sempre comportato con la più larga benevolenza verso me>>.
Inarcò le labbra in un sorriso perfetto. <<Non ho mai udito dalle tue parole qualcosa che ti facesse torto>>, continuò, <<sai già di come noi tutti abbiamo una grande predilezione per te, di come ci farebbe sempre piacere averti qui con noi>>
Sorrisi, lasciando cadere il discorso. Non era il momento adatto per discutere della mia partenza. Aro accolse l’invito, << Spero oltremodo di sentire che non abbia trascorso troppo spiacevolmente questo tempo mia cara, ma ora dimmi, qual è il motivo che ti ha spinto qui? Non posso certamente illudermi che codesta sia soltanto una graditissima visita di cortesia>>.
Lo osservai seria, << Un lycan>>. Mi fissò, mutando completamente i lineamenti eterei, facendosi scuro in volto; continuai, << alle porte di Firenze. Abbiamo avuto uno scontro conclusosi alla pari, l’alba di un nuovo giorno non ci permise di risolverlo così come la situazione necessitava.>>
<<Quando?>>, rispose concise.
<<Tre lune fa>>. Feci una breve pausa poi ripresi, << Siete d’accordo con me che si tratta di un fenomeno piuttosto bizzarro, per non dire incredibile?>>
I suoi occhi si accesero in fiamme infernali, <<Maledizione!>>, ruggì, <<è il terzo in una settimana!>>. Sbarrai gli occhi, <<una coincidenza improbabile>>, sibilai …
Sussurrato da Selya
Alle 09:53
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In: incontri, my story, volterra, selya, licantropo, aro volturi

Sì. Era giusto che dovessero sapere. <<Cent’anni>>, riflettei, <<Sono passati cent’anni e nessun lican ha mai più attraversato il nostro spazio, neppure costeggiato. Neanche se proveniente da terre lontane, inconsapevole -se mai sarebbe possibile non esserlo- della nostra lotta, della spartizione delle terre>>. Sorrisi improvvisamente. Le riflessioni svanirono come una nuvola di fumo. <<Volterra>>, sentii il bisogno di pronunciarlo non appena il paesaggio mi si dischiuse di fronte, come a rievocare inconsciamente i ricordi che mi legano a questa città, gli immortali che mi diedero protezione. Seppur così vicina a Firenze non la visitavo da tempo. Era come estrapolare il soggetto di una vecchia foto ingiallita e portarlo nella dimensione presente; vedere l’antico centro storico di origine etrusca, il duomo, il palazzo dei Priori su un paessaggio attuale, dai colori brillanti. Mi bloccai. Ero giunta nel loro rifugio. Guardai il piatto muro di mattoni e quella sorta di tombino; anche se con ogni probabilità avevano già avvertito la mia presenza segnalai il mio arrivo, come un educato suonare il campanello. Scivolai all’interno della piccola apertura, fiocamente illuminata dal riflesso sulla pietra dei lampioni all’esterno. Percorsi la galleria buia silenziosamente, scendendo sempre più in basso. Conoscevo bene quella strada, attraversavo le arcate della galleria con sicurezza. Sorpassai la grata di ferro e la porticina, fatta di sbarre di ferro anch‘essa, ed entrai nella stanza di pietra più ampia. Un’altra porta mi condusse all’ennesimo corridoio, stavolta illuminato da luci al neon. Salii sull’ascensore e poco dopo mi ritrovai nell’anticamera della loro stanza, i poster dei panorami toscani erano rimasti lì e me ne compiacqui, nonostante i lunghi anni passati, quel luogo mi rimase familiare. Poi la porta mi fu aperta. Adoravo quella stanza cavernosa, perfettamente circolare, illuminata dal giallo ocra delle lanterne. <<Selya, che magnifica sorpresa! Qual buon vento!>>, battè le mani e accennò ad un saltello. <<Aro …>>, mi sciolsi in un sorriso e mi chinai. Soltanto dopo essermi prostrata mi persi nei suoi incredibili occhi rossi, la cui consistenza appare simile al latte …
Presi questa decisione all’alba della terza notte dopo l’inaspettato incontro. Forse si era trattato soltanto di un lican di passaggio. Forse arrivava semplicemente da qualche terra lontana, eppure non ero tranquilla.
Sussurrato da Selya
Alle 23:37
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In: incontri, my story, volterra, selya

Dai 19 ai 20 anni il passo sembrerebbe breve. Eppure c'è un abisso tra loro, a separarli. Non sei più una teenager. La tua categoria non ha nemmeno un nome, nè giornali creati su misura. Sei in un limbo, e volente o nolente, dovrai lasciare tutte quelle cose che fino ad oggi hanno accompagnato le tue giornate.
Le caramelle di Lupo Alberto, il Cucciolone, la Smemoranda che fa tanto trendy, l'Invictino...ma soprattutto...
IL CIOE'.
Sì. Il Cioè, con annessi e connessi. Niente più poster dei tuoi Bigs preferiti alle pareti, niente lucidalabbra glitter avariati sotto il sole dopo cinque settimane nell'edicola, niente anellini tanto carini che ti mandano in cancrena le dita, niente test che mettono a nudo la tua vera personalità, niente psicologhe pronte a rispondere a tutti i tuoi dubbi sul sesso. Rassegnati, questa è la tua ultima copia. Non ti farò pesare il fatto che io ho ancora quattro mesi per leggermi gli arretrati, solo perchè ti voglio bene. XDDDD

Buon Compleanno, tesoro mio. ^______-
Sussurrato da yante_punk
Alle 22:31
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In: dedica

Buon Compleanno
Selya
Sussurrato da anhiel
Alle 00:06
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In: dedica

<<Plenilunio>> mormorai nuovamente, ma a denti stretti stavolta, segnando una nuova espressione sul mio volto, indurito dalla rabbia che mi provocò la vista di quel randagio.
<<Questo non è tuo territorio, licantropo>>, ringhiai. Dai miei occhi scaturì una nuova immagine, quella del mare che improvvisamente congela, formando iceberg inespugnabili. L’espressione del licantropo che mi osservava inferocito al di sopra di un muretto non era meno terribile. Ringhiava, sbavava, trapel
ando tutto l’odio segregato da decenni nelle sue membra; dopotutto quello era stato anche il suo territorio. Ma lo era stato. Con affanno la guerra l’avevamo vinta noi.
Il ricordo della guerra combattuta per il territorio fiorentino svanì all’istante non appena il licantropo saltò giù dal muretto, in mia direzione. Riuscì a schivarlo in tempo e ringhiando gli feci comprendere che quel quartiere era abitato. <<Maledetto cane, troppo stupido e furioso per capire anche cose così semplici>>, pensai.
Di corsa abbandonò quel luogo. Ovviamente non potei non inseguirlo. In quelle condizioni l’istinto da vampiro non poteva essere contrastato dalla ragione.
Quasi avevo dimenticato la velocità di cui erano dotati. Dovevo stare attenta, molto attenta.
Quando ci ritrovammo in aperta campagna improvvisamente cambiò direzione, svoltando pericolosamente verso me. Sembrava mi avesse sfiorato appena, ma qualche secondo dopo sentii un bruciore alla spalla.
<<Maledetto cane!>> ruggii, mostrando i canini che non attendevano altro che morderlo, come una fredda lama che penetra le membra.
Con gesto deciso mi sfilai il mantello, irrimediabilmente rovinato, facendolo librare in aria. Mi scagliai verso un albero, sradicandolo e lanciandoglielo addosso.
Risi dentro me. Si preparava a riceverlo per scaraventarlo altrove quando improvvisamente si accorse della mia presenza dietro lui, <<Troppo tardi>>, gli sussurrai con voce singolarmente suadente. Lo colpii con un calcio nella schiena che lo fece piombare insieme all’albero qualche metro più avanti.
Una velocità inaudita la mia, inconsueta anche per un vampiro, che nasce dalla volontà di difesa, dalla rabbia.
Guardai il cielo, stava pericolosamente schiarendo.
Dovevo sbrigarmi. Dovevo andare via.
Dopo l’attacco inaspettato la sua furia aumentò, corse verso di me, cercando di mordermi. Di istintiva risposta lo graffiai, stavolta nelle gambe.
Il cielo era ormai troppo chiaro per entrambi, a debita distanza ci osservammo, ringhiando, in qualche modo però capendoci. Lui ululò verso il cielo e scappò via.
Tornai a casa in tempo e nonostante il ghiaccio avesse lasciato posto al quieto ondeggiare del mare blu nei miei occhi, un nuovo sospetto mi attanagliava.
Sussurrato da Selya
Alle 12:28
commenti (22) .
In: firenze, incontri, my story, selya, licantropo

Il rumore dei tuoni mi svegliò improvvisamente dalla trance in cui caddi ascoltando i canti dei monaci. Adoravo essere cullata dalle loro nenie, osservare gli
scuri abiti di cui si cingevano, il modo in cui non si facevano distrarre dalle fiamme delle candele che per loro danzavano nella semioscurità, proiettando sui muri spogli le ombre della loro stessa luce.
<<Singolare>>, pensai.
Anche la quieta fiamma della candela, apparentemente morbida e dolce, possiede il suo lato oscuro, freddo e distaccato nel suo rivelarsi come ombra sul muro.
Si fece tardi, mi infilai il cappuccio e mi diressi verso l’offertorio, lasciandovi una donazione che non risuonò come una monetina che cade sulla latta.
La fame iniziava a insinuarsi prepotente sul mio corpo e impercettibile all’occhio umano mi diressi a gran velocità nel limite di Firenze.
Il quartiere era palesemente degradato, sapevo che da lì a poco la mia preda sarebbe saltata fuori spontaneamente, sapevo che sarebbe stata una delle tanti notti giocose e io adoravo fare la parte della debole vittima.
<<Signorina?>>.
Chi avesse visto il colore dei miei occhi in quell’istante non avrebbe pensato a una vittima. Prima di voltarmi mi placai e nascosi il riso beffardo, rendendomi conto di come gli occhi abbandonavano l’innaturale color ghiaccio per divenire blu quieto.
<<Signorina, non abbia paura. Si è persa?>>
Quando mi voltai vidi che erano in due.
Volutamente ingenua e impaurita feci sì con la testa. Mi insinuai nei loro pensieri: nessuna traccia della fiamma rassicurante della candela, la loro mente ne proiettava solo le ombre che d
anzavano maligne. Ovviamente la voglia di giocare con loro aumentò.
<<Venga da noi, le chiameremo un taxi>>, disse sempre il primo.
Notai il sorriso soffocato dell’altro uomo che lo accompagnava.
<<Vi prego, non lasciatemi sola, ho paura. Sono capitata qui per sbaglio.>>, dissi.
Un altro sorriso.
Mi ritrovai in una casetta decadente. Pochi mobili, un tavolo e qualche sedia, un divanetto bucherellato. Non ci misero molto a puntarmi un coltello addosso.
<<Signorina, la prego, ora ci dia i soldi.>>, mi disse il secondo. Non risposi, attendendo che fossero loro stessi a cercarmeli addosso e nel cercameli non si limitarono a frugare le mie tasche. Facevo finta di dimenarmi, disperata, debole, come una qualsiasi donna che aveva capito che forse quella sarebbe stata la sua ultima notte.
Poi il mio scatto, una liberazione improvvisa da mani che sembravano troppo forti per la mia corporatura. E i miei occhi, freddi come il ghiaccio. Graffiai profondamente il primo.
<< Forse sarebbe stato meglio chiamarmi un taxi>>,sibilai.
Presi il primo uomo e in un batter d’occhio si ritrovò accasciato a terra senza vita.
Poi guardai il secondo, terrorizzato, impietrito. <<Ma come? Non ridi più ora?>> .
Lo presi per il collo e feci un solco che gli impedì di parlare.
<<Oh, ma stai perdendo sangue>>, beffarda <<adesso ci penso io.>>
Lo uccisi lentamente, proprio come avrebbe fatto lui.
<<C’est la vie. Un giorno sei cacciatore, un giorno sei preda.>>, risi.
Quando uscii dalla casetta mi arrivò al naso un tanfo insopportabile. Mi guardai attorno, vigile.
Sentii un ringhio.
Mi volta,i e nel vedere la figura che si stagliava sulla luna piena impallidii.
<<Plenilunio>>, mormorai con voce soffocata.
Continua
Sussurrato da Selya
Alle 17:39
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In: firenze, incontri, vittime, my story, selya

Sussurrato da pioggiacalda
Alle 11:11
commenti (18) .
In: dedica


Un sussulto improvviso e mi destai dal sonno.
Feci un lungo sospiro. Era notte, era finalmente notte.
Aprii il mio letto mortuario -forse per quel sonno sepolcrale appena abbandonato i miei sensi furono ingannati- e nell’incurante gesto di apertura -frutto dell’esercizio di lunghissimi anni- rabbrividii.
Mi alzai, non potendo fare a meno di sorreggermi sul prezioso comò sormontato dal baldacchino in legno, sorretto da due colonne tortili. Mi piegai sulle braccia, affannata, turbata. Mi guardai allo specchio, cercando sul volto il perché di quei brividi, accarezzandomi le labbra, toccandomi le gote.
E nuovamente quei passi volutamente fatti sentire.
Lo vidi dietro me, chiaro nel riflesso dello specchio. Con gesto fulmineo mi cinse con le braccia, cullandomi nuovamente nell’inganno, come fece quella notte.
Lui lì con me, un dolore, una viva agonia nel seno di una torbida gioia.
Poi mi voltò verso lui, costringendomi con il mare in tempesta dei suoi occhi ad abbandonare i bui labirinti nel quale errava la mia mente.
“Selya …” -mi disse- aspettò qualche secondo, conscio di quanto poco sarebbe bastato per scatenare un inferno di emozioni “Ora sono qui, è questo quel che conta” facendo tacere così tutti i miei dubbi, tutte le mie domande, dissolvendo tutti i bisogni alle mie risposte.
Mi accarezzò i capelli e iniziò a baciarmi il collo, giungendo al segno del suo passaggio in casa mia secoli prima, la prova della mia immortalità, la cicatrice che brillava come una lettera scarlatta sul mio collo, redimendola, liberandola dalla convinzione di esser stata la conseguenza di un bacio strappato. Perché l’amore si può conquistare, si può pagare, si può barattare, ma non si può estorcere. Quel segno che prima appariva uno stupro iniziò a stillare dolcezza.
Sentii cadermi da dosso la camicia da notte, e lo sentii esplorare il mio petto …
Un altro sussulto.
Sbarrai gli occhi.
Sì, stavolta era davvero notte. Aprii il sarcofago, incredula che fosse stato soltanto un dolce-amaro sogno.
Sussurrato da Selya
Alle 19:29
commenti (13) .
In: incontri, sensualitĂ , my story, selya, sogni e deliri


Quel luogo arcano divenne un territorio neutro, dove il vero e l’immaginario poterono incontrarsi, e ,legandosi indissolubilmente come l’abbraccio appassionato di due amanti, ciascuno assumere la natura dell’altro.
La musica rincorreva le maschere, che si distribuivano in ordine sparso in quel meraviglioso edificio da poco costruito. Il martedì grasso fu sicuramente la migliore occasione per poterlo inaugurare.
La mia vista ne fu da subito inspiegabilmente attratta, dava complessivamente l’idea di una costruzione profana.
All‘esterno, l‘edificio presentava uno strano accostamento, del tutto inusuale rispetto alle costruzioni moderne. Si trattava più propriamente di un edificio di forma ottagonale, semi circondato da alti cipressi, che, insieme al semplice paramento di mattoni davano l’impressione di un luogo animato dal tempo, estremamente intimo, pronto a parlarti, a travolgerti.
E così penso che fece, non potevo credere che quella che udii fosse la musica seducente che probabilmente già incatenava i presenti.
Così entrai, confermando il pensiero che quel luogo fosse profano. La pianta era del tutto simile a quella di un battistero, o di un mausoleo.
L’occhio veniva immediatamente catturato dallo scintillio degli otto pilastri dorati, che , sorreggendo arcate, inquadravano le sette splendide nicchie, ognuna delle quali era ovvio, recava un segreto. Al centro della sala, i mortali si dimenavano al suono della musica e della voce pericolosamente incantatrice, dannosamente suadente ed ermafrodita di un vocalist d’eccezione, un edificio apparentemente stregato.
Mi avvicinai quindi alla prima nicchia, che racchiudeva un grande specchio al di sopra del quale era chiaramente leggibile in un pannello musivo rosso la parola “Lussuria”. Mi guardai nello specchio, e una passione improvvisa mi accese. Cominciai a danzare, abbandonando il mio corpo al sensuale languore mortale, rincorrendo i sensi con le poche forze disponibili, quelle che scaturiscono dalla voglia, dal desiderio. Ancheggiavo lentamente, concependo una danza per sedurre me stessa. Mi guardavo, portavo la testa all’indietro, lasciando scoperto il nudo collo, facendolo scintillare alle luci, estasiandomi. Per la prima volta preda e cacciatrice, per la prima volta fonte del mio stesso desiderio, per la prima volta, desiderandomi. Mi graffiai il dorso della mano, e vedendo il sangue stillare ebbi un sussulto, allargai la ferita, facendo scivolare il sangue giù per il braccio, perdendomi in quel profumo vizioso. Volli perdermi in quel vizio. Passai lentamente la lingua su quella fonte di piacere inesauribile, percorrendo il braccio con lentezza, per assaporarla pienamente, giungendo fino alla mano, fino alla ferita, raggiungendo la matrice del desiderio.
Raggiunsi il piacere supremo e mi destai da quell’incantesimo voluttuoso, incredula, appagata.
Ma sorrisi al pensiero che mi mancavano ancora sei nicchie da scoprire …
Sussurrato da Selya
Alle 14:51
commenti (25) .
In: sensualitĂ , selya

Eppur m' infetto di te
Che arrivi e porti desideri e capogiri
In versi appassionati e indirizzati a me
E porgi in dono la tua essenza misteriosa
Che fu un brillio fugace qualche notte fa
E fanno presto a farsi vivi i miei sospiri
Che alle pareti vanno a dire "ti vorrei qua"
Sussurrato da yante_punk
Alle 20:48
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In: lyrics, yante, selya



Firenze.L'arte. La notte seduttrice.Il fruscio del vento. I sussurri che incendiano l'animo.Incatenare i mortali con lo sguardo.

La presunzione. La battaglia tra spirito mortale e corpo immortale.


Abel
Anake
Anhiel
Armand
Armand's Graphic
Damien
Dragossido
Gabriel
Gylraen
Igre
Il popolo dei sognatori
Io uccido
Julius
La Soffitta dello Stregatto
LadySnowWhite
Lestat de Lioncourt
Medea
Nicolas de Lenfent
Patagarru
PioggiaCalda
Poeta Notturno
Principessa Friederike
Rachele
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Shana
Shelly
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